Gallipoli, la perla del Salento

Tra le diverse località, vale la pena visitare la regina del Salento: Gallipoli, meta ideale per escursioni in barca, surf, vela e sport subacquei. Il nome della città deriva da Kale polis, nome voluto dai colonizzatori ellenici e il cui significato è “città bella”. Occupata e saccheggiata dai Barbari, venne poi ricostruita da cima a fondo grazie ai Romani. Questi ultimi non fecero che potenziarla di apparati difensivi e trasformarla in uno dei centri navali e militari più importanti dello Ionio. Nella sua storia si alternano periodi di relativa tranquillità e periodi di forte ostilità. Uno di questi momenti critici è segnato dal ferocissimo assedio di Carlo I D’Angiò. La città continua in questo periodo a subire trasformazioni. Nel 1500 furono innalzate alte e solide mura, ed i palazzi signorili vennero dotati di frantoio e depositi alimentari per contrastare le difficoltà a cui gli abitanti erano continuamente sottoposti durante le dominazioni. Alcuni periodi furono più floridi, come quello della dominazione spagnola: durante questa fase, le attività artigiane e i traffici mercantili diventarono sempre più importanti e la città sempre più ricca. Finchè entrò a far parte del Regno di Napoli e Ferdinando I di Borbone intervenne più volte per apportare miglioramenti urbanistici e rendere più efficiente il porto. Capoluogo di distretto nel periodo Borbonico e, durante l’Unità d’Italia, ebbe ruoli sempre più significativi.

Oggi Gallipoli è una delle città più ricche di monumenti e di bellezze paesaggistiche. Fascino e attrattiva sembrano le parole giuste per parlare dei suoi palazzi, delle sue chiese, dei suoi vicoli, delle sue corti, delle sue tortuose stradine lastricate di pietre…
A rendere ancor più caratteristica la cittadina è la divisione in due zone: la città vecchia e il borgo nuovo. Il centro storico sorge su di un’isola calcarea collegata alla terraferma da un ponte in muratura ed è lì principalmente che vi porteremo perchè ricco di costruzioni antiche e di affreschi.
Giriamo lo sguardo ad ovest, nei pressi della costa, ed incontriamo lo Scoglio dei Piccioni, l’Isolotto del Campo, e lo Scoglio della Nave, mentre a sud-ovest appare chiara l’isola di Sant’Andrea con il suo grande faro.
Quali tappe non possono mancare nel nostro viaggio? Di sicuro la famosa Fontana greca, ubicata di fronte alla Chiesa del Canneto. E’ considerata la fontana più antica d’Italia. Pensate che risale al III secolo a.C.
Anche se segnata dal vento marino, riesce perfettamente a mostrare le scene mitologiche rappresentanti le tre metamorfosi di Dirce, Salmace e Biblide. Dirce, regina di Tebe, vinta dalla gelosia, oltraggiò la nipote Antiope ed i figli di quest’ ultima la condannarono ad essere dilaniata da due tori infuriati. Infatti è rappresentata a terra fra due tori mentre Dioniso, che ritroviamo in alto, sta per trasformarla in una fontana di pietra.                  Salmace è la ninfa innamorata di Ermafrodito (il figlio di Venere e Mercurio) e che pregò gli Dei di formare un solo corpo con questi. La scena scolpita mostra i loro corpi nudi incatenati mentre si trasformano in una sola fonte dinanzi a Venere e Cupido. E, in ultimo, Biblide che s’innamorò del fratello Cauno ma fu continuamente da questi respinta. Del proprio errore era consapevole e, per lo stesso errore, pianse fino a consumarsi di lacrime. Pertanto, gli Dei s’impietosirono e la trasformarono in una fontana di pietra. La ninfa è rappresentata distesa mentre stringe tra le mani il mantello del fratello.
Sulla fontana troviamo scolpito anche lo stemma di Gallipoli mentre in basso è collocato l’ abbeveratoio, che un tempo dissetava gli animali.
La Chiesa del Canneto, che scorgiamo nelle vicinanze della fontana, è stata innalzata alla fine del 1600. Qui storia e leggenda si confondono narrando di una chiesetta che sorgeva nello stesso luogo del santuario e che apparteneva all’ordine dei Cavalieri Teutonici di San Giovanni.
Ma portiamoci nel centro storico e lasciamoci emozionare dalla solenne Cattedrale intitolata a Sant’Agata, costruita nel 1629, in pieno barocco, nello stesso luogo dove secoli prima sorgeva una chiesa medievale. Qui era conservata, prima che venisse trasportata nella Chiesa di S.Caterina d’Alessandria in Galatina, la reliquia più importante di Sant’Agata, ovvero la sua mammella. Adornata in pietra leccese, la facciata principale della chiesa mostra tutta la ricchezza decorativa tipica del periodo a cavallo tra ‘600 e ‘700, quando nel Salento operava il grande architetto-scultore Giuseppe Zimbalo, a cui tutti gli artisti locali dell’epoca facevano riferimento.
L’edificio è a croce latina a tre navate, con due file di colonne in ordine dorico: da un lato la raffinatezza e dall’altro l’austerità. Vi si scorge la mano dei pittori gallipolini Giovanni Andrea Coppola e Giovan Domenico Catalano ma anche l’opera del pittore napoletano Nicola Malinconico che ultimò nel 1700 diversi episodi raffigurati: la Cacciata dei Mercanti dal Tempio, l’Entrata in Gerusalemme, il Sepolcro di Sant’Agata, la Santa che placa l’eruzione dell’Etna, Sant’Agata visitata in carcere da San Pietro, la Glorificazione della Santa, il Processo e la Condanna della Santa ad opera di Quinziano ed il Miracolo del paralitico.
Continuiamo la passeggiata nella Gallipoli vecchia e percorriamo il lungomare. Raggiungiamo così la Chiesa di San Francesco da Paola, eretta nel 1621 e facente parte in origine del convento dei frati minimi. La chiesa è di modeste dimensioni, un’unica navata ma interessanti tele. L’altare è dedicato San Francesco di Paola e si presenta con frontale in pietra rivestito d’oro, della metà del Seicento. Di grande rilievo è anche la Chiesa della Purità dell’antica Corporazione degli Scaricatori di porto. Una facciata semplice ma, oltrepassato il portone d’ingresso, si resta incantati da dipinti di grande pregio e dal pavimento in maiolica. Ha una storia travagliata, invece, la Chiesetta di Santa Cristina, eretta nel 1807 nella zona del porto peschereccio.  Poco dopo il suo innalzamento fu sconsacrata e i pescatori la utilizzarono come deposito per le reti. Fu in questo periodo che vennero perse le tracce dell’altare dedicato alla santa Patrona custodito un tempo tra le sue mura. Solo nel 1965 fu riaperta al culto cristiano, quando Gallipoli fu sconvolta da una terribile epidemia di colera e la popolazione, invocando la protezione della Santa, ebbe salva la vita.
Nella Chiesa del Rosario, invece, si può ammirare il pregevolissimo altare di S. Domenico: un’opera lignea, alta sei metri, interamente dipinta in oro zecchino e finita di restaurare nel 2006. Al centro dell’altare ritroviamo una tela di S. Domenico Soriano dei primi anni del Seicento ma di cui si ignora l’autore. Fu il tedesco Giorgio Aver a realizzare, invece, l’altare nella prima metà del XVIII secolo, altare che rappresenta l’ennesima testimonianza del barocco salentino e del suo splendore.
Altra tappa fondamentale è il castello gallipolino… A difesa della città s’innalza il Castello angioino, totalmente circondato dal mare e che porta il segno dell’architetto senese Francesco di Giorgio Martini. Il Castello- fortezza, risale ai secoli XIII-XIV, ma nel corso del tempo e fino al XVII ha subito svariate modifiche. Il primo impianto del Castello doveva essere quadrangolare per poi veder sorgere, per mano degli aragonesi, un recinto a pianta poligonale fortificato agli angoli da torri cilindriche. Anche gli spagnoli vi lasciarono la loro impronta con la costruzione a Sud Est del bastione poligonale, cosiddetto ‘torrione di vedetta’. In seguito fu separato il puntone-torrione dal resto del castello e il rivellino risultò isolato nelle acque. L’interno ha grandi sale con volte a botte e a crociera, vari cunicoli e camminamenti. Un pensiero corre subito a sottolineare la coraggiosa tecnica ingegneristica, che è alla base della sua costruzione, quando si mette in evidenza che il Castello angioino è ormai uno dei pochissimi Castelli ad essere bagnato direttamente dal mare. Divenuto nel 1879 demanio dello Stato, oggi è sede del Comando della Guardia di Finanza, mentre il Rivellino nelle sere d’estate diventa un piacevole angolo per il cinema.
Termina qui questo breve viaggio nella città di Gallipoli, perla del Salento, perchè non potremmo mai raccontarvela in un solo articolo. Ci auguriamo di vedervi camminare tra le sue strade perchè possiate scoprirne altri mille tesori.

Angela

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