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Risalire a date che attestino la presenza dell’uomo
sulla Penisola salentina, è compito assai arduo. Eppure nel 1970 un gruppo di
speleologi salentini scopriva la cosiddetta “Grotta dei Cervi” nei dintorni di
Otranto, a Porto Badisco: una grotta di origine carsica aveva ospitato l’uomo
preistorico durante il periodo Neolitico.
Facciamo un bel salto avanti e ci ritroviamo a
constatare che la storia del Salento ha sempre incontrato quella
dell'Oriente. La leggenda vuole che siano stati i Cretesi a fondare Lecce. E
questo grazie anche al Mediterraneo, instancabile crocevia di culture.
A detenere il primato della navigazione nel Mediterraneo, erano i Fenici ed
alcuni studiosi danno per accreditata l’ipotesi che S. Maria di Leuca sia stata
fondata proprio da questo popolo.
In altri termini, questo territorio era intensamente abitato già molto
prima della colonizzazione greca. I primi a stanziarsi nel Salento, attorno al
V sec. a.C., furono i Messapi, dediti all'agricoltura, all'allevamento dei
cavalli ed alla lavorazione della ceramica.
Ma già nel VIII sec. a.C. coloni greci avevano fondato lungo la costa città
come Gallipoli, Otranto, Taranto che sarebbero diventate dei punti di riferimento
della Magna Grecia. Oggi sono ben nove i comuni nel Sud di Lecce in cui si
parla ancora il greco, anzi il “griko”: Calimera, Castrignano dei Greci,
Corigliano d'Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia,
Zollino. Una vera e propria impronta greca che si riflette anche nell'architettura,
nella musica popolare, nella gastronomia.
La storia vuole che Idomenéo, sovrano greco,
scacciato dai suoi stessi sudditi dopo la guerra di Troia, sarebbe approdato sulle rive della penisola salentina, e, dopo aver
combattuto vittoriosamente contro la popolazione del luogo, avrebbe sposato una
figlia di Malennio, uno dei re salentini fondatore della città di Lecce, per poi fondare seguito altre città.
Verso la metà del III secolo a. C., il Salento diventò
provincia romana dal punto di vista amministrativo, ma non dal punto di vista culturale. I Romani
sfruttarono la sua posizione strategica: costruirono porti come quelli di San Cataldo e Roca, mentre Brindisi divenne il capolinea
dell'Appia e della Traiana.
Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.c.) il
Salento divenne preda delle invasioni barbariche. Nel VI secolo la terra salentina fu
conquistata dagli Ostrogoti; nei secoli successivi fu saccheggiata da altri
popoli invasori: Longobardi, Saraceni, Ungari e Slavi. Per molto tempo la
"Terra d'Otranto" rimase sotto i Bizantini, che diffusero la loro lingua, la loro religione e i riti greco-orientali.
Nel 1071, a conclusione di un'ennesima epoca di lotte per il controllo
del territorio, i Normanni uscirono vittoriosi sui Bizantini.
Ai Normanni successero gli Svevi che favorirono
lo sviluppo culturale ed artistico fino al 1266, quando furono sconfitti dagli Angioini.
Ma questi ultimi si ritrovarono a competere con gli Aragonesi.
Intanto i comuni si impoverirono e non riuscirono a far fronte alle scorribande dei Turchi,
che arrivarono a sottomettere Otranto per un breve periodo.
Si tratta di un avvenimento tristemente memorabile: nel 1480,
Otranto fu attaccata e saccheggiata da una poderosa flotta comandata da Acmet
Pascià, la cui resistenza venne punita con l'uccisione di ottocento otrantini.
Poi la Puglia passò sotto il dominio degli spagnoli nel 1529,
dopo che se la contesero con i Francesi. Essi diedero l'avvio alla costruzione di
numerose torri di guardia. Realizzate sotto il regno di
Carlo V, le torri costiere costituivano un sistema di avvistamento che
consentiva di approntare difese di emergenza in occasione di incursioni dal
mare. Queste torri sono tuttora visibili.
Gli Spagnoli seppero diffondere il barocco nel
Salento e in modo particolare nel leccese: favorito dal duttile calcare di
Lecce (la cosiddetta “pietra leccese”), il barocco impreziosì edifici civili e
religiosi. Tutto il Salento si riempì di putti, grifi, trabeazioni elaborate,
balaustre, il tutto realizzato col marmo dei poveri.
Nel '700 la Puglia fu occupata dagli Austriaci, ma nel 1738
ritornò ai Borboni e con Carlo di Borbone prima e Ferdinando
IV rifiorì sotto ogni aspetto, riuscendo a liberarsi dalle sofferenze di quei secoli
che l’avevano vista al centro delle mire espansionistiche di popoli di ogni
sorta.
A testimoniare questa travagliata storia del Salento, ecco castelli, masserie fortificate, torri costiere e case-torre: essi narrano la secolare necessità di difendere il territorio e di sbarrare la strada ai numerosi assalitori.
Il periodo normanno - svevo - angioino
Con la dominazione normanno- sveva, il Salento fu interessato da un complesso progetto difensivo voluto da Federico II di Svevia (1200-1258).
L'imperatore fece realizzare opere maestose, pur frenando l'economia e delle città e delle campagne con il regime di fiscalità, potremmo dire rapace, che mise in atto.
In Terra d'Otranto i normanni fecero costruire 12 castelli, riutilizzando però anche strutture di epoca bizantina, come a Gallipoli e a Castro.
Nel periodo angioino, invece, il sistema difensivo si organizzò soprattutto lungo la fascia costiera a causa delle mire espansionistiche in Oriente.
Tuttavia, queste ultime opere furono realizzate per iniziativa dei feudatari locali e questo spiega la perdita di unitarietà stilistica caratterizzante l'architettura normanno-sveva.
Gli aragonesi
Nel XV secolo arrivano gli aragonesi e vi è una ripresa dell'incastellamento.
Anche in questo periodo vi è un proliferare di opere di difesa, che diventano sempre di più il simbolo della forza e della prepotenza.
Molti castelli furono ristrutturati, altri disattivati, altri ancora quasi completamente ricostruiti.
Gli spagnoli
Dopo il 1529, gli Spagnoli di Carlo V di Asburgo occupano in maniera stabile la Puglia.
Era ormai comprovato il ruolo del Salento all'interno del sistema strategico imperiale, il ruolo di avamposto orientale contro il pericolo turco. Il "Gran Turco", contro cui poco erano riuscite a fare le precedenti dominazioni, era diventato l'incubo dei salentini: la presa di Otranto del 1480 fu un episodio tanto cruento quanto terrorizzante.
Il governo vicereale si concentrò allora sul tentativo di rendere più sicuro il sistema di difesa.
Nel 1539 Carlo V fece ricostruire le mura e il Castello di Lecce su progetto dell'architetto Gian Giacomo dell'Acaya, lo stesso autore del Castello della vicina cittadella di Acaya.
Tra il 1530 e il 1540, Evangelista Menga realizzò il Castello di Copertino, con le più aggiornate tecniche della scienza militare. Stiamo parlando di una delle più grandi fortezze pugliesi.
Mentre fu completamente rifatto il Castello di Otranto, dopo l'assedio da parte dei turchi e il Castello di Corigliano d'Otranto.
Risale al XVI secolo anche la costruzione di gran parte delle torri costiere, che ancora oggi connotano il paesaggio. Infatti le torri costiere sono disseminate lungo i 200 chilometri della costa salentina.
Con l'occupazione spagnola dell'Italia Meridionale, la penisola salentina accentuò il suo ruolo di "terra di frontiera", non solo dal punto di vista strategico ma anche da quello commerciale.
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